Stress, il medico ferma Campagnaro

Mercoledì, Novembre 4, 2009 15:47
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Prudenza. Ma anche allarme. Prudenza per Santacroce il quale, clinicamente guarito già da un po’ dopo l’intervento ad un menisco e aggregato anche alla squadra, stenta a recuperare la condizione giusta. Infortunatosi a Milano contro l’Inter, operato il 25 di settembre, il difensore che sperava di poter far parte della spedizione che sabato scorso ha sbancato Torino quasi certamente sarà costretto a far da spettatore anche alla partita col Catania. Il suo rientro potrebbe quindi slittare a dopo la sosta. Prudenza per lui, dunque, e allarme invece per Hugo Campagnaro. L’argentino è giù di corda.

Lo raccontano le sue due ultime partite (contro il Milan prima e poi anche contro la Juve ha chiesto la sostituzione dopo un’ora) e lo spiegano i test ai quali il giocatore è stato sottoposto. È stanco, Campagnaro. Ha i muscoli che, dopo il secondo stop in questo inizio di stagione, non reggono ancora una partita intera. Deve fermarsi. Così hanno deciso l’allenatore e il medico. Pronto per lui un programma personalizzato. Un piano di recupero che - complice anche qui la sosta che arriverà provvidenziale dopo la trasferta di Catania - dovrebbe restituirlo sano e forte a Mazzarri per il match interno con la Lazio. Fuori due, dunque. Due destri. E quindi per la prossima partita torna in preallarme Grava, il quale se l’è già cavata egregiamente contro Mutu, Jovetic e anche Ronaldinho. Ma l’allarme e se non l’allarme almeno la «preoccupazione difesa» non è legata soltanto alla forma ancora incerta di Santacroce e ai troppi e ripetitivi acciacchi di Hugo Campagnaro che anche nell’ultima stagione alla Samp s’è fermato spesso.

Nient’affatto. Perché se è vero che se il campionato fosse cominciato quattro settimane il Napoli farebbe il verso addirittura all’Inter, è vero pure che i risultati, sorprendenti quanto straordinari e meritati, stanno coprendo, nascondendo i peccati ed i difetti. Che però non sfuggono all’allenatore. E paradossalmente, a fronte dei dieci punti conquistati in quattro gare, il punto debole del Napoli in questo momento è proprio la difesa. È così: il Napoli vince, ma mette spesso i brividi là dietro. Non a caso la difesa azzurra continua ad essere tra le peggiori della A. Con i suoi 18 gol beccati, infatti, è la terzultima della compagnia. E se con Donadoni viaggiava alla media di 1,6 gol a partita ora è passato a 1,2. Va un po’ meglio, insomma, ma non troppo. E non tutto si può spiegare col ginocchio rotto di Santacroce, i muscoli affaticati di Campagnaro e gli incresciosi assist di Contini all’avversario. Certo, i difensori azzurri, tutti quanti, a volte ci mettono del loro, ma la preoccupazione difesa arriva da un po’ più lontano. Da venti, trenta metri più avanti. Viene dal centrocampo e dalle fasce. Insomma, questa difesa acchiappagol non gode poi di una copertura sempre attenta. E allora la questione non è solo di difesa ma di fase difensiva. Ci ha lavorato e ci sta lavorando Mazzarri, ma evidentemente che ancora parecchio da sgobbare. Nel dettaglio, le sofferenze cominciano quando i centrocampisti avversari godono di troppa libertà. Quando arrivano troppo tranquillamente ai venti metri palla al piede e costringono uno dei difensori azzurri a «uscire». È in quel momento, in quell’uno contro uno, che si materializza il rischio, il pericolo. Colpa, è evidente, di un mediano azzurro disattento o magari del mancato rientro di un esterno. Meccanismi che ancora hanno bisogno di rodaggio. Movimenti imperfetti ai quali il Napoli dovrà porre rimedio. Perché far gol è importante, ma non prenderne è essenziale.

Fonte: Il Mattino


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