Furia dei tifosi su Trefoloni. E Mazzarri sembra Lippi…

martedì, dicembre 1, 2009 15:45
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Non era mai accaduto nei cinque anni di gestione-De Laurentiis che si levasse una protesta nei confron­ti di una direzione arbitrale. Eppure quel Napoli che dalla C1 cercava di ri­salire la corrente, di torti ne aveva subiti a volontà. Stavolta, pe­rò, De Laurentiis, episodio del rigore a parte, ha alzato la vo­ce. Durante il secon­do tempo di Parma ha notato qualcosa di anomalo nella condu­zione di Trefoloni, l’arbitro senese che tornava a dirigere una gara di serie A dopo due mesi circa: un condiziona­mento psicologico; un’emotività ecces­siva; un atteggiamento poco autorevo­le.

Da qui, la richiesta di rispetto per un club che ha investito tanto per rag­giungere l’Europa e per una città che conta milioni di sostenitori sparsi in tutto il mondo (la partita è stata irra­diata da Rai Trade). Per ora non c’è alcun passo ufficiale della società. Ma monta sempre di più la rabbia dei tifosi partenopei che han­no visto sfumare a cinque minuti dal termine la terza vittoria esterna della gestione- Mazzarri ed ora temono per la squalifica di Contini, espulso per proteste, nonchè di Aronica se il procu­ratore federale dovesse chiedere la prova tv (probabilmente la chiederà, ndr) dopo lo scambio di «carezze» con Lanzafame. Insomma a Napoli è ancora forte il ri­sentimento nei confronti di Trefoloni che non arbitrava una gara di serie A dal 27 settembre, Udinese-Genoa, sfo­ciata nelle polemi­che. Dopo aver di­retto Belgio-Turchia per le qualificazioni al mondiale ed una gara del campionato rumeno, il fischietto toscano era stato chiamato a dirigere in B, Ancona- Fro­sinone (24 ottobre) e poi Brescia-Lec­ce (21 novembre). Rientrava a Parma, dove, rigore a parte, ha preso più di una decisione opinabile, come quella di non concedere un rigore su Quaglia­rella evidente o quella di fermare Hamsik al momento della conclusione a rete per soccorrere un giocatore a terra.

MAZZARRI SULLE ORME DI LIPPI - Era già successo, ma tanto tempo, troppo tempo fa. Era successo tutto at­traverso una mezza rivoluzione scoppiata alla terza giornata della stagione 1993-1994, all’in­domani di un bruciante 2- 0 a Cremona, con la crisetta che an­dava pur combattuta in qualche modo. Lippi prese il Napoli a due mani, scongelò dalla Prima­vera il giovanissimo Fabio Can­navaro, concesse fiducia allo svedese Thern, sacrificò l’espe­rienza di Nela e Policano e si mi­se a raccoglier consensi. Otto ri­sultati utili consecutivi in cam­pionato e il decollo verso i quartieri nobili della classifica e la qualificazione Uefa.

I TOSCANACCI
- Lippi è viareg­gino, Mazzari livornese trapian­tato a Empoli: uomini di riviera entrambi, caratterino niente male, presenza forte nelle deci­sioni che contano, senso del do­minio del pericolo e un po’ di au­dacia. Mazzarri è arrivato ed ha ereditato una squadra zeru titu­li in trasferta: quattro partite e altrettante sconfitte. Mai perso, però trionfando a Firenze e a Torino e pareggiando a Catania e a Parma: meglio le grandi, dunque. La molla è psicologica all’inizio (con il Bologna), tatti­ca dopo, quando dal sottoscala vengono tirati fuori una serie di dimenticati: Pazienza è titolare fisso, Aronica l’irrinunciabile pedina di sinistra, Grava il jolly per Ronaldinho, Denis l’alter ego di Quagliarella e Lavezzi e Rinaudo il collante dell’emer­genza difensiva, però senza es­sere ritenuto subalterno. La me­dia retrocessione della prima fa­se (un punto a partita) cresce in maniera esponenziale e a Parma è il tredicesimo punto in sette gare: l’andamento lento è un ri­cordo, con questa marcia si in­travede ( quasi) l’Europa. Maz­zarri come Lippi: missione pos­sibile.

Fonte: Corsport

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