Je so pazzo je so pazzo e vogl’essere chi vogl’io: la musica per le orecchie di Fabio Quagliarella è una melodia lieve che si prende Napoli e la sballottola senza inibizioni. Quarto posto, alle spalle dell’elite del calcio italiano, anzi nell’elite del calcio italiano, e un gol da mandare in cineteca e in giro per le scuole calcio.
Il Quagliarella-show è una pennellata per amanti dell’arte che sublima Atalanta- Napoli con il settimo sigillo d’un uomo che ha scoperto la bellezza e le insidie d’una città ormai sua: je so pazz e ora voglio parlare.
Quagliarella, allora è pazzo davvero? «Un poco sì e mi piace esserlo. Non so da cosa nasca un gol del genere, so però che non è il primo e spero non sia l’ultimo». Andiamo per gradi: la qualificazione in Champions o i Mondiali? «E perché non è possibile evitare di scegliere? Io sono qua per fare bene e riuscire vorrà dire arrivare ai Mondiali. Non devo chiedere niente a Lippi, mi ha chiamato, mi conosce ed ho fiducia cieca in lui. Vado in campo per ottenere risultati importanti con il mio Napoli, attraverso i quali approdare in Nazionale». Come s’è inventato questo gol? «Mi è andata bene, ho colpito il pallone proprio dove volevo. Stavolta forse ho avuto un po’ di fortuna, che è sempre bene accolta. Ma ci provo spesso: solo che talvolta va alle stelle e allora ti resta l’amarezza e anche un po’ la figuraccia. Ma nella carriera, ricorderete, ho già avuto modo di esibire questo pezzo dal repertorio». Si è piaciuto, dica la verità? «Ero incredulo anche io. Però m’è sembrato proprio un gran bel gol. Io l’ho cercato, comunque. In queste soluzioni non c’è casualità. La testa ordina e il piede esegue: e se il piede non è male, ci sta che ti vada di lusso. Sono felice di questa vittoria, però, più che del gol». DOSSENA DAY – Tre mesi: partendo dal Bologna e arrivando all’Atalanta, infilandoci in mezzo sei vittorie e cinque pareggi, mettendosi a correre a perdifiato, scalando la classifica, arrivando sino dove nessuno avrebbe potuto prevedere, in quel grigiore d’un inizio stagione strappalacrime. L’incredibile decollo, il volano d’una esistenza finalmente meravigliosa, è datato 7 ottobre, il Mazzarri- day, ma il 7 gennaio, nel Dossena- day, c’è uno slancio d’ottimismo che induce Napoli a spingersi oltre il lecito. FERMATO DALLA NEVE – La neve congela la partenza ma mica la felicità e allora, va bene pure che il maltempo impedisca di partire, tanto qualcosa succederà: la tormenta non è un tormento, ma rimane estasi allo stato puro. Dossena ormai c’è, con le visite mediche già prenotate, con Castelvolturno che può spalancare le proprie porte, con un posto a sinistra da contendere ad Aronica, jolly multiuso uscito da Bergamo palla al piede e petto in fuori giocando da centrale difensivo, dopo essere stato in passato anche terzo della retroguardia. Gli innesti a questo servono e Dossena è la soluzione in più per produrre nuovi slanci, nuovi attacchi, nuova energia sulla corsia; per concedere a Mazzarri qualche chanche in più e al Napoli ulteriori motivazioni. Dossena è ancora in giro tra gli aeroporti, s’è dovuto arrendere al maltempo di Londra, s’è regalato il bel tempo che verrà a Napoli attraverso le manifestazioni di gioia dell’altro giorno: «Non vedo l’ora di essere al San Paolo e di provare i brividi che da quel campo».
Fonte: Corsport







