17 maggio 2012

Luca Marchegiani è uno che di rimonte se ne intende. Portiere dei trionfi della Lazio negli anni ’90, culminati nello scudetto biancoceleste del 2000, oggi è uno dei più apprezzati commentatori di Sky. Nel 1999 ne perse uno quando aveva 12 punti di vantaggio sul Milan di Zaccheroni e l’anno dopo fu protagonista al contrario, ai danni della Juventus.

«I dieci punti che separano ora il Napoli dal primo posto sembrano uno scoglio incolmabile ma sulla carta non è così. Ma è ovvio che Mazzarri deve blindare la sua difesa se vuole risalire la china».

Un po’ come ha fatto l’Inter di Ranieri?

«Non a caso nelle ultime sei gare, Julio Cesar ha incassato un solo gol. Ovvio che questo ha consentito di aprire una striscia positiva che ora ha riportato l’Inter a ridosso delle big».

La difesa del Napoli subisce reti da otto gare consecutive.

«E non a caso il passo degli azzurri è lento. Credo che però non si possano mettere in discussione le qualità dei singoli: il discorso è mentale, a mio avviso. Il Napoli ha i riflettori puntati addosso e questo rende tutto più complicato».

Troppe energie spese per la Champions?

«Io ho una sensazione tutta mia: il Napoli ogni volta che deve vincere una gara, perché è favorita nettamente dal pronostico, soffre e poi la sbaglia. Come è successo col Bologna. Probabilmente non è abituato alla pressione del risultato a ogni costo».

Questo è un mese decisivo per gli obiettivi di campionato?

«Infatti, i giocatori sanno che devono infilare a ogni costo un filotto di vittorie per poter rientrare in lotta per un posto Champions e questo li mette in difficoltà. Può ancora farcela, sia chiaro. Ma io non ne farei un dramma in caso contrario».

Forse lo è se il Napoli vuole puntare al terzo posto?

«Io comincerei a preparare l’ambiente all’idea che non tornare nell’Europa che conta non è una tragedia. È il progetto la cosa più importante. E nessuno in Italia ne ha uno più preciso e delineato come quello del Napoli».

Le ricorda il progetto Lazio di Cragnotti?

«Certamente, dieci anni fantastici in cui ogni stagione facevamo un passo in avanti. Senza strapparci i capelli se non centravamo l’obiettivo più importante. Che poi alla fine è arrivato».

Cosa consiglia a Mazzarri?

«Per esempio di non sottovalutare la Coppa Italia. Mettere in bacheca quel trofeo ora vale come vincere un mezzo scudetto. Con la Lazio ne vinsi due prima di trionfare in campionato. Una bella emozione anche quella».

Che poi vi consentì di vincere l’ultima Coppa delle Coppe in palio.

«Un altro trofeo che tutti snobbavano e che invece a noi regalò una delle tante gioie di quegli anni».

Tutto ruotava intorno a una grande difesa?

«Come quella che ha De Sanctis, perché ora nessuno può mettere in discussione Cannavaro e gli altri. Semmai è un discorso di atteggiamento complessivo e di rendimento in calo».

Il Napoli è atteso da tre trasferte nelle ultime quattro gare.

«È al bivio della stagione. Se non vince a Siena le cose si complicano. Lo sanno anche loro e questo, ripeto, non aiuta le prestazioni del Napoli».

Suggerisce a Mazzarri di cambiare modulo?

«Il Napoli ha le sue caratteristiche ben precise che non possono essere snaturate. Il gruppo risponderà benissimo alle sollecitazioni di un allenatore che è molto bravo nel dare le giuste motivazioni. La squadra, a mio avviso, ha spirito e qualità per ritornare a volare in classifica».

La lotta per il titolo è tra Milan e Juventus?

«Al momento la classifica dice che è una corsa a sette, e c’è pure il Napoli».

Ha visto il video di De Sanctis e della mancata esultanza.

«Solo chi non gioca al calcio neppure in un campetto vicino casa può aver frainteso quel gesto di Morgan. Una reazione emotiva legata a chissà quali preoccupazioni legate alla gara. Uno sfogo e basta. Finiamola con questa caccia alle streghe».

Il portiere azzurro, a suo avviso, meritava maggiore fortuna in Nazionale? «Se non ci fosse stato in questi anni Buffon, forse sarebbe toccato a lui il ruolo di titolare».

Fonte: Il Mattin.it

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